11 novembre 2009...21:12

La Stampa: “Io, Emmerich specialità Apocalisse”

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Parla il regista del film catastrofico, nelle sale venerdì: “Sono pessimista sul futuro La nostra specie va verso l’autodistruzione”

di Lorenzo Soria

CANCUN In Independence Day ha cancellato la Casa Bianca. In The Day After Tomorrow ha sommerso nei ghiacci l’intero emisfero Nord, mentre in Godzilla, bontà sua, si è limitato a distruggere un’isola, quella di Manhattan. Ora il nostro pianeta può prendere fiato, nel senso che Roland Emmerich non intende più fare film catastrofici e anzi la prossima volta che si metterà dietro a una cinepresa parlerà di Shakespeare. 

Ma prima si lascia dietro una storia in cui la distruzione sarà quasi totale: 2012, un film basato su un’interpretazione del calendario Maya che vede la fine del mondo appunto con il 2012 e in cui avvengono terremoti con potenza inimmaginabile, comete che si schiantano sulla Terra, incendi devastanti, paesi e continenti sommersi dalla furia degli Oceani, anche la basilica di San Pietro che si sgretola. E, secondo lo schema dei suoi film, un gruppo di persone comuni che di fronte alle circostanze commettono atti di grande eroismo. John Cusack, autista di limousine che cerca di salvare la sua famiglia. O Chiwetel Eijefoor, consigliere scientifico della Casa Bianca. O Denny Glover, il presidente, che deve scegliere chi mettere a bordo di una nuova Arca di Noé del XXI secolo. Un film che mira a sfruttare la paura della fine del mondo prevista dai Maya per il solstizio d’inverno del 2012 e che, inevitabilmente, finirà per alimentarla, anche se chi ci ha lavorato respinge l’insinuazione. «E’ solo una fantasia – sostiene Cusack, secondo cui la forza di Emmerich non sono gli effetti speciali ma la sua attenzione ai personaggi – il messaggio è molto positivo ed egualitario».

Emmerich, ci spiega questo fascino per la distruzione della Terra?
«Mi affascina mettere gente che conduce delle vite anonime e normali in circostanze speciali e vedere come possano compiere atti di grande eroismo. La distruzione e la minaccia sono il contorno, ma ciò che mi interessa sono i personaggi e le loro reazioni».

Nel finale sprofonda il cupolone di San Pietro: irriverenza verso il Pontefice?
«Non credo affatto nelle religioni organizzate, ma di una cosa sono certo, che di fronte all’Apocalisse l’ultima cosa da fare è pregare davanti a una grande chiesa. O rischi che ti cada addosso».

Lei si sta preparando alla nostra imminente fine?
«Sono alquanto pessimista per quanto riguarda le sorti del nostro pianeta e della nostra specie. Stiamo andando verso l’autodistruzione, ma non credo che ci sarà la fine del mondo nel 2012. Se poi questo film aiuterà la gente a concentrarsi su ciò che è davvero importante nelle nostre vite, allora lo considererò un successo».

Adesso però giura che basta. Questa volta la prendiamo sul serio?
«Dopo The Day After Tomorrow, avevo in effetti detto che non avrei mai più affrontato questo genere. Mi è stata un po’ forzata la mano, ma quando ho detto sì mi sono dato un obiettivo, quello di fare il disaster movie che avrebbe messo la parola fine a tutti i disaster movie».

Qual è l’elemento più importante nei suoi film?
«Gli attori. Quando scrivo i miei film li ho già tutti nella testa e so che per quanto riguarda la parte tecnica ed effetti speciali posso contare su grandi collaboratori. Ma quella è la parte più facile, che viene dopo. L’importante sono gli attori, che il pubblico riesca a trovare credibili le loro reazioni e emozioni»

Il suo prossimo obiettivo è Shakespeare. Distruggerà anche lui?
«Il film si chiamerà Anonymous e avrà la struttura di un giallo, cercherà di rispondere alla domanda se Shakespeare è davvero l’autore di tutti i suoi scritti. E’ morto senza lasciare lettere o manoscritti interrotti, solo due figli illegittimi. Era un cittadino comune che parlava con grande familiarità di re e regine. Mark Twain e Henry James avevano i loro dubbi sulla sua identità e anche Kenneth Branagh, il più grande attore shakespeariano vivente, ha iniziato a porsi domande».

Se ci sarà la fine del mondo, verrà scelto per la nuova Arca di Noè?
«Non credo proprio. Ma lotterei per entrarci e per poter salvare la mia famiglia e le persone che amo. E no, non vorrei saperlo in anticipo. Amo le sorprese».

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